La crescita - Franco Zingaretti

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Le Opere

Colore e segni
Nella chiusa stanza di ciascun palazzo che abitiamo, riposa nel silenzio del la sera la stanchezza del giorno. Raccogliamo spesso così il canestro di frustrazioni, di nevrosi, di sconfitte che la vita – ma assai più la società – ci è solita regalare. Gli artisti si propongono, anche loro di arginare la valanga di sconfitte che il giorno porta seco. Ci sono artisti che si rifugiano in “commissioni“ sociali, in presenzialismi sfacciati, in una attenzione al meccanismo che regola la “ società dell’arte “ che è una spaventevole “ attenzione “. Ci sono poi artisti che arginano il rumore del mondo con il silenzio della loro camera di lavoro. A questa specie rara di artisti “del silenzio “ appartiene Franco Zingaretti. Artista di Fabriano, vive l’amore per la carta  come costruzione di una “pelle“ su cui incidere e scolpire a superficie i sogni che la notte – ma chi sogna sa sognare anche nel giorno – regala. Ama, Zingaretti la carta, “carta“ che è memoria di Fabriano, che è operosa “fabbrica“ del sociale onesto vivere. E il fatto che l’artista si divida tra la fabbrica della carta e la fabbrica dei sogni, tra il lavoro industriale e il lavoro artigianale – il “fare fabbrica“ e “il fare arte“ – pone una sottile equivalenza alla coscienza di chi legge la sua opera e rivela in ciò – nella equivalenza dei “ lavori “ – La unità di intenti e di ispirazione di un artista “ nascosto “. Fabriano è un crogiolo di artisti è una memoria vivente del suo trascorso aulico e leggiadro: nel ripostiglio della memoria riposa la figura principe del Gentile da Fabriano, la cultura del cortese Gotico Internazionale. E riposa la ancestrale arte del  fabbricare la carta. Queste due memorie – la memoria della antica storia dell’arte a Fabriano e la memoria della tecnologia e della economia della fabbricazione della carta – si uniscono e si uniformano alla superficie e alla profondità della elaborazione artistica di Zingaretti. Nella sua figura si unisce la fabbrica della carta e la fabbrica dell’arte. Nella unità dei lavori esiste il corto circuito che provoca l’abbandono al rumore del mondo e la accettazione del silenzio, ovvero la accettazione alla concentrazione, alla ispirazione poetica, alla riflessione sul senso e non senso di quanto si vive e di quanto non si realizza. Zingaretti ha iniziato la pratica artistica con delle costruzioni formali a tecniche diversificate: negli anni settanta incrocia fili di ferro con sabbie su compensato. La realtà è risultante dalla capacità di edificare “ la forma costruita”…La sua arte sta in questo tenere i rapporti più che col mondo oggettivo, con quello psicologico, per esprimersi u in un contenuto coinvolgente, nello stesso momento, le funzioni razionali ed emotive dell’ “uomo “. Il versante razionale si coniuga quindi anche al versante emotivo: intelletto e sentimento convivono nella ricerca  di una immagine  che sia immagine di verità. E di libertà. Immagine che sappia “ parlare “ l’oggi della antica concentrazione microcosmica operata dai pittori cortesi della Fabriano duecentesca e trecentesca. L’opera e la miniatura: il ricamo, la scoperta della legge dietro l’apparenza della evidenza fenomenica, è la scoperta  della filigrana della carta. … La superficie della tela e della carta, dopo aver svelato il luogo della pienezza della immagine, si cimentano in questa ultima produzione nella rappresentazione del vuoto che è silenzio della pittura: l’uso del monocromo, dei grigi e delle squadernate  campiture monocrome, anche talune volte accese nel blu o nel rosso, disegnano i tempi e i ritmi del pieno e del vuoto dentro la superficie che è ora teatro: luogo della rappresentazione della pittura come luogo della rappresentazione della verità della realtà. Ritornano in maniera nuova e rinnovata e tematiche della produzione dei lavori sulla fenomenicità delle architetture come urbanizzate e sociali spazialità sideree, ritornano le felici intuizioni della carta con le segrete filigrane come svelamento dell’alfabeto, del geroglifico  con cui la realtà si industria a disegnare il senso, il valore e il profumo della realtà stessa vissuta anche come superficie della evidenza  empirico – fenomenica. I “Teatri“ sono i luoghi del Silenzio, sono i ritmi del silenzio sono le poesie delle campiture incrociate tra poesia e pittura, tra intelletto ed emozione, tra il grumo delle nevrosi e il rumore del mondo, il fardello dolce delle emozioni del sentimento e il silenzio della propria camera, che è il luogo della massima rappresentazione: il luogo di questa  nostra vita precaria ed effimera nell’ansia del presenzialismo, dolce e attenta quando è capace di realizzarsi per quel che è: carezza e abbraccio di accettare il senso nascosto e imperscrutabile del reale.
Mariano Apa


 
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